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Cos’è il Kodokan-judo

«JUDO»
FEBBRAIO-APRILE GIUGNO-NOVEMBRE 1915
E GENNAIO-MAGGIO 1916

    Utilizzare ogni occasione

    La nostra teoria dice che il corpo umano può essere fatto oscillare con la forza di un solo dito e che è dunque facile indurre l’avversario in posizione precaria.
    Una posizione leggermente instabile è l’occasione che gente esperta sfrutta senza pensarci due volte. Come dovranno comportarsi coloro che non sono così abili e dispongono solo di una capacità media? La risposta è semplice: occorre mettere l’avversario in condizione di instabilità ottimale per le nostre capacità. Per arrivarci si interviene con continue azioni di trazione e spinta, di forza sempre misurata, fino a quando l’avversario comincia a scomporsi offrendo l’occasione di mettere a segno un waza decisivo (comportamento «sen»: prendere l’iniziativa). Degli attacchi discontinui invece, non permettono di raggiunger l‘obiettivo e consentono al rivale di rimettersi in posizione stabile vanificando tutti i nostri interventi anche efficaci e con grande, inutile, dispendio di energia.
    Questa tattica vale ugualmente per l’attacco decisivo. Succede spesso che, dopo il fallimento di un waza, il rivale ritorni nella posizione iniziale di stabilità, tanto da costringerci a ricominciare tutto daccapo. Un waza non riuscito mette comunque l’avversario, seppur di poco, in posizione instabile e allora la strada migliore consiste nell’incalzarlo con attacchi continui («hyoshi»: rompere il ritmo), tranne quando oggettivamente si riconosce che la nostra situazione è diventata poco favorevole, oppure quando si è stanchi; in ambedue i casi occorre distanziarsi dal nemico, anche se per un breve momento.
    Incalzare con gli attacchi non significa muovere il corpo continuamente e senza riflessione, cosa che oltre a essere infruttuosa procura anche notevole stanchezza fisica, condizione assolutamente sconsigliata, anzi proibita.
    Come abbiamo gia sottolineato, il nostro insegnamento con si limita solo all’ambito del randori del Judo. Sia lo studente che l’essere umano maturo dovranno attenersi al principio qui esposto. Tanto nello studio, che nell’intraprendere un’attività, ci si ricordi di lottare e di perseverare senza soluzioni di continuità, di modo che lo sforzo di prima diventi la base di quello di poi.

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